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"Medusa": un brano tratto dal romanzo Il tocco della sposa di Nevio Manente


Simona faceva danza classica da oltre dieci anni, e dire che il suo corpo era strepitoso era dir poco: aveva due gambe da infarto, lunghe e flessuose, un fondoschiena che per quanto era alto e sodo sembrava stare in piedi anche quando stava seduta, un punto vita da fare invidia a una vespa e due tette da record!

Non era affatto male, Simona, no, per niente male. L'unico problema stava nella faccia: era così piena di acne che avresti potuto intingerci un biscotto e ritrovarlo farcito di crema. E i suoi occhi, poi, erano talmente strabici che avresti potuto scambiarli con quelli di una triglia in padella, senza per questo riuscire a scorgerne la differenza. Non a caso Simona veniva soprannominata Medusa: una delle leggendarie Gorgoni appartenenti alla mitologia greca e famosa per la sua capacità di pietrificare chiunque avesse avuto il coraggio di fissarla negli occhi.

MacchiaIl mito racconta che Medusa, prima della trasformazione in orrido mostro a opera di Minerva, fosse una donna di straordinaria bellezza. Beh, anche Simona, togliendo la testa, avrebbe potuto definirsi una donna di straordinaria bellezza: praticamente una dea. Ma ahimè, la testa c'era.

Marco, in qualche occasione, ci aveva pure fatto un pensierino, e una volta ci era perfino uscito insieme, ma in seguito non era più successo. Mai più.

In quella circostanza i due si erano recati in un paese vicino, Casperino, dove un bel viale permetteva di gustare un buon gelato passeggiando sotto il fresco degli alberi. Simona, quel giorno, si era messa un paio di occhiali scuri e si era stretta in un abito che lasciava poco spazio alla fantasia: roba da cardiopalma. Stava andando tutto per il verso giusto; quando lei, però, ebbe la malaugurata idea di togliersi gli occhiali, la situazione precipitò e non ci fu più nulla da fare.

Marco non seppe più dove guardare! Per quanto fosse preparato allo strabismo, l'effetto venere, vissuto così da vicino, fu deleterio: non gli riusciva di capire quale dei due occhi lo stesse osservando, e ogni fantasia si dileguò come neve al sole.

«Vogliamo andare?» le chiese imbarazzato.

E lei: «Vuoi andare via adesso? Ne sei sicuro?».

Lui ridiede un'occhiata a quei seni strizzati nel vestitino: non c'era spazio nemmeno per uno spillo; ridiede un'occhiata a quelle gambe lunghe, lisce e flessuose, e a quei fianchi sinuosi. Poi rivide quegli occhi.

«Sì!» disse. «Andiamo». E senza altri indugi si incamminò verso la vespa.

Vespa

 

 

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