Così non vale
Quest’oggi Maria non è andata a scuola, è rimasta a casa. Quando l’ho svegliata ha tossito e mi ha guardata con due occhi supplichevoli.
«Non sto bene» mi ha detto.
«Cos’hai?» le ho chiesto.
«Non so… la testa» ha fatto lei.
Come ogni sabato mattina ho preso il termometro e le ho misurato la temperatura: tutto nella norma. Allora l’ho guardata dritto negli occhi.
«La scuola è importante» le ho detto.
«Ma ci devo andare anche oggi?» ha fatto lei.
Non ho risposto.
«Mamma, ma oggi è sabato!» ha insistito. «E viene a trovarci anche papà. Non lo vedo da due settimane…».
«Va bene» ho detto io. «Per questa volta…».
«Grazie» ha fatto lei. E felice di non doversi più fingere malata, si è alzata senza esitazioni.
Durante la mattina abbiamo rimesso a posto la stanza: Maria mi ha aiutata a ripiegare i panni e a fare ordine nei cassetti. Poi è voluta uscire in giardino a giocare sul prato.
Maria ha solo sette anni, ma è già una ragazzina molto sveglia. A scuola le maestre non fanno altro che parlarmi bene di lei: ne sono tutte entusiaste. Mi dicono che è la più brava, che è attenta e che si impegna con dedizione. Io ne vado fiera… Adesso è lì che gioca sull’altalena: cerca di prendere velocità spostando il corpo avanti e indietro. A vederla è proprio uno spasso.
«Aspetta» le dico. «Ti do una mano».
La raggiungo e mi metto alle sue spalle cominciando a darle delle piccole spinte. Lei inizia a dondolare e a ridere: man mano che la velocità aumenta, aumentano anche le sue risate. Ora volteggia nell’aria veloce come il vento, con i capelli che le si scompigliano e che le fanno il solletico sulla faccia. Maria è felice.
Continuiamo così per un po’. Quando lei ne ha abbastanza torniamo a sederci sul parato, dove lei, tra i fili d’erba, scopre una formica intenta a trasportare una mollica di pane.
«Lasciala stare» le dico io.
«Ma non la voglio uccidere!» mi fa lei. «Voglio solo giocarci».
«Se qualcuno ti punzecchiasse con un bastone gigante sulla testa, tu ci giocheresti volentieri?».
«Uffa» mi fa lei gettando via il bastoncino.
Io le accarezzo i capelli.
«Ma quando arriva papà?» mi chiede all’improvviso.
«Tra non molto» le rispondo.
«Mamma» mi dice.
«Che c’è?».
«Perché papà non vive con noi?».
«Non lo so» taglio corto.
«Sarebbe bello vivere tutti insieme».
«Forse un giorno…» le dico.
Lei si sdraia a pancia sotto e individua un’altra formica.
«Se papà vivesse con noi,» mi dice «io non dovrei andare a scuola tutti i giorni, vero?».
«No. Non tutti i giorni» replico io. «La domenica saresti libera».
Lei ci pensa un po’ su. Poi caccia fuori la lingua e mi fa una smorfia. Io fingo indifferenza.
«Signora Belli?» mi chiama un uomo vestito di bianco.
Mi volto.
«C’è una telefonata per lei» mi dice l’uomo.
«Mi raccomando,» dico a mia figlia «tu fai la brava e non muoverti di qui. Io torno subito».
Maria mi fa un cenno di assenso con la testa. Io mi alzo e seguo l’uomo.
Al mio ritorno Maria è ancora sdraiata sul prato che dà la caccia alle formiche. Alla mia vista si gira e mi guarda perplessa.
«Era papà» le dico anticipando la sua domanda.
«Non viene, vero?».
«Tarderà un po’» la rassicuro io. «Ha solo avuto un contrattempo».
«Anche la settimana scorsa hai detto così. E poi non è venuto» puntualizza lei con disappunto.
«Vedrai che stavolta verrà».
Lei non dice nulla.
«Ti va di giocare ad acchiapparella?» le propongo io per cambiare argomento.
Lei mi guarda con aria di sfida.
«Sei troppo lenta» mi dice.
«Naaa… La tua è solo paura» la provoco io. «E poi sono molto più veloce dell’ultima volta: ieri ho mangiato gli spinaci».
Lei guarda in aria.
«Va bene» dice cominciando ad allontanarsi. «Allora vediamo che sai fare!».
Io la inseguo allargando le braccia. Lei fugge per il giardino lanciando piccole grida eccitate. Per un po’ la rincorro girando intorno a una grande quercia.
«Ecco, adesso ti prendo!» le grido andandole dietro.
Lei ride e scappa.
«Ecco, ti ho quasi presa!» le dico. Ma ha ragione lei: io sono troppo lenta.
Dopo qualche minuto non ne posso più e mi lascio cadere sul prato, esausta.
«Te l’avevo detto» mi fa lei avvicinandosi. «Sei troppo lenta».
Io ne approfitto e la afferro per un lembo della gonna.
«No, così non vale!» protesta lei cercando di liberarsi. «Così non vale!».
«Ah, ah!» rido io. «Sarò pure lenta,» dico «ma sono molto più furba di te!».
«No, così non vale! Non vale!» protesta ancora lei.
Nell’impeto della lotta ci rotoliamo insieme sull’erba fresca: entrambe non riusciamo più a trattenerci dal ridere.
«Signora Belli» ci interrompe di nuovo l’uomo vestito di bianco. «Si alzi, ché altrimenti si sporca tutta!».
…
La signora Angela Belli si trova a tutt’oggi ricoverata nella Clinica Psichiatrica Santa Maria di Castelfranco Veneto. Sua figlia Maria, in seguito a un aborto volontario avvenuto otto anni fa, non ha mai visto la luce.





